Missionarie della Consolata

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Il Santuario della Consolata

Il Santuario della Consolata è sempre stato un centro di vita spirituale non solo per la città di Torino ma per quanti hanno l'occasione di frequentarlo. Il 2 ottobre 1880 Giuseppe Allamano divenne rettore e per 46 anni ha fatto di questo santuario  il centro propulsore di vita nuova, il cuore di madre che accoglie ed offre consolazione a tutti i suoi figli.

 

“La vigilia di Pasqua del 1883 – scrive p. Francesco Pavese, IMC, nel suo libro L’Allamano, Missionario da sempre -  l’arcivescovo mons. L. Gastaldi come ogni sabato era andato a pregare al santuario della Consolata. Nell’uscire accompagnato dall’Allamano, si fermò e, guardando il tempio, esclamò: «Come è brutto!». «Eh, sì… - rispose l’Allamano - Vorrei mettermi a ripararlo e tengo già pronto il progetto». «Ottimamente! - riprese l’arcivescovo - mettiti pure all’opera. Tu hai i mezzi, metti prima del tuo, poi ti rivolgerai ai fedeli. Vedrai che la Consolata ti aiuterà. Dunque, siamo intesi: io lunedì firmerò il contratto del nuovo altare al duomo. E tu quello dei restauri del santuario».  Il giorno seguente mons. Gastaldi morì improvvisamente.

L’Allamano non dimenticò l’accordo e ben presto iniziò i lavori di restauro esterno del tempio, su disegno dell’ingegnere Giovanni Battista Ferrante, che riportò il complesso alle linee originarie dell’architetto Filippo Juvara. I lavori furono ultimati nel 1885”.

L’opera di restauro del Santuario significò per l’Allamano e per il suo fedele collaboratore, il canonico Giacomo Camisassa, un grande sforzo, anche materiale.

La riflessione conclusiva dell’Allamano – dice ancora P. Pavese - svelò da dove egli prendeva l’ispirazione e il coraggio: «I lavori, con visibile protezione di Maria, furono deliberati proprio il 10 dicembre 1898, festa della S. Casa di Loreto, quasi per farci notare che “Lei stessa si è edificata la casa”. […]. Questa non è opera nostra, ma è proprio opera [della Madonna]»

 

«Quando io facevo restaurare il santuario - confidò l’Allamano - qualcuno diceva: “Uh, che spreco! Perché adoperare del marmo così prezioso? marmo d’Egitto?

Si potrebbe mettere marmo finto come in quell’altra chiesa!...”. Ed io dicevo: “Per il Signore, per la Madonna non è mai troppo, non si spreca mai”. Alcuni mi dicevano: “Perché cambiare il pavimento? Mettere marmo di prima classe? […].

Quando si tratta della Madonna non bisogna aver paura anche di fare dei debiti, di fare delle imprudenze, e poi con la Consolata non si fanno delle imprudenze. Io per la Consolata ho speso tutto».

 

L’icona della Consolata

Al centro del santuario troviamo il quadro della Consolata con una sua delicatezza pittorica che lascia trasparire fede ed invita ad avvicinarsi al mistero di Dio, a contemplare il suo amore che salva e consola.

Questo è il volto di Madre e di fondatrice che l'Allamano ha contemplato a lungo con amore e di cui ha voluto assumere  i lineamenti, di dolcezza, fortezza, umiltà, mansuetudine, finezza e carità.

Il volto della Vergine Consolata è l’icona della serenità, della mestizia, della compassione… Non è un volto sorridente, eppure è pacifico, mite, rassicurante. È un volto che non ti stanchi mai di guardare.  Lo sguardo non ti fissa, eppure ti senti scandagliato fino in fondo… forse perché è uno sguardo di Madre. La Consolata è bella, di una bellezza senza ricercatezze ma infinitamente delicata e discreta. La Madonna Consolata, venerata da lunghi secoli nel Santuario di Torino, è per quanti la conoscono e la amano, il simbolo inconfondibile della consolazione.

La consolazione, un dono che oggi il nostro mondo cerca in molti modi, per tante strade, e anche in tanti vicoli ciechi che conducono alla disperazione senza fine… La Sacra Scrittura quando parla di “consolazione” fa sempre riferimento a un atteggiamento che appartiene innanzitutto a Dio, non all’uomo: “Io, io sono il tuo consolatore” (profeta Isaia). In Maria Dio si fa consolazione per l’umanità. E lei impara l’arte di consolare ed essere consolata, percorrendo la sua vicenda umana aperta allo Spirito Santo, incondizionatamente, e rendendosi discepola docile del suo Figlio Gesù.

Forse per questo il Suo volto di Consolata è raffigurato con tanta intensità di compassione e amore.

"Beato te, Giuseppe Allamano,

perché hai creduto alla necessità della consolazione

come elemento tanto importante, senza il quale non si può vivere.

Hai creduto che il vangelo è la consolazione venuta nel mondo

e proposta ad ogni creatura.

 É da questo santuario, dalla tua Madonna

che hai imparato la sublime arte della consolazione".

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Gennaio 2011 21:10  

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